Direttiva Omnibus I: cosa cambia davvero per la rendicontazione di sostenibilità delle imprese?

A cura di Pietro Daidone, Partner di Integré, Commercialista e revisore legale 

Con l’entrata in vigore della Direttiva (UE) 2026/470 del 24 febbraio 2026, l’Unione Europea interviene in modo significativo sul quadro normativo della sostenibilità aziendale.

La direttiva – pubblicata il 26 febbraio 2026 e da recepire negli ordinamenti nazionali entro il 19 marzo 2027 – modifica la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) con un obiettivo chiaro:  semplificare il sistema di rendicontazione e ridurre gli oneri amministrativi per le imprese.

 La novità più rilevante riguarda il perimetro delle aziende soggette agli obblighi di reporting.

L’obbligo si applicherà principalmente a imprese di grandi dimensioni:

• imprese UE con oltre 450 milioni di ricavi e più di 1.000 dipendenti 

• gruppi societari che superano le stesse soglie su base consolidata

• imprese extra-UE con oltre 450 milioni di fatturato nel mercato europeo 

• imprese UE controllate da gruppi extra-UE con oltre 200 milioni di ricavi nell’UE

Le PMI restano fuori dall’obbligo di rendicontazione.

Arriva anche una tutela per le PMI nelle catene di fornitura: il cosiddetto “value chain cap”.

Le imprese con meno di 1.000 dipendenti, quando coinvolte nelle filiere delle grandi aziende, diventano “imprese protette”. Questo significa che potranno rifiutare richieste di dati ESG eccessive rispetto agli standard previsti.

Le grandi imprese dovranno quindi:

• dichiarare chiaramente la natura delle informazioni richieste

• informare i fornitori del diritto di rifiuto 

• eventualmente utilizzare autodichiarazioni o stime ragionevoli nei propri report.

Il riferimento per queste informazioni sarà rappresentato dai Voluntary Sustainability Reporting Standards (VSME). Si tratta di standard semplificati di rendicontazione per le PMI, elaborati da EFRAG e destinati a essere formalizzati dalla Commissione europea tramite atto delegato entro il 19 luglio 2026.

Anche se volontari, i VSME possono avere un ruolo strategico per molte imprese:

• Accesso al credito – le banche integrano sempre più i fattori ESG nelle valutazioni
• Vendor rating – la sostenibilità è spesso un criterio di qualificazione dei fornitori
• Interoperabilità – gli standard sono coerenti con strumenti come il documento MEF “Dialogo di sostenibilità tra PMI e banche”

In sintesi

La riforma Omnibus I cambia prospettiva: per molte PMI la sostenibilità non è più solo un obbligo regolatorio, ma può diventare una leva strategica di competitività, trasparenza e resilienza nel lungo periodo.