Siamo sicuri che il vero problema del rapporto tra Fisco e contribuenti sia soltanto l’eccessiva pressione fiscale?

Il costo dell’incertezza fiscale per imprese, professionisti e investitori può essere persino più rilevante del livello delle imposte.

Quando si parla del sistema tributario italiano, il dibattito si concentra quasi sempre sul livello delle imposte. La pressione fiscale è certamente un tema centrale. Ma per imprese, professionisti e investitori esiste un problema forse ancora più difficile da gestire: l’incertezza delle regole.

Il nostro ordinamento tributario è il risultato di decenni di interventi, correzioni, deroghe, regimi opzionali, norme transitorie e interpretazioni amministrative.

Il risultato è un sistema nel quale non è sempre semplice comprendere:

  • quali siano gli obblighi da rispettare;
  • quali agevolazioni possano essere effettivamente utilizzate;
  • quali siano i rischi fiscali di un’operazione;
  • quale interpretazione sarà adottata dall’Amministrazione finanziaria;
  • se le regole rimarranno stabili nel tempo.

Riordinare non significa necessariamente semplificare

La recente opera di riordino delle disposizioni fiscali rappresenta certamente un passaggio positivo. Ma occorre evitare un equivoco: riordinare non significa necessariamente semplificare.

Un Testo unico può coordinare le norme, aggiornare i riferimenti e rendere più agevole la consultazione. Tuttavia, se continuano a esistere eccezioni, rinvii, discipline speciali e continui interventi correttivi, il sistema diventa più ordinato, ma non necessariamente più semplice.

Un sistema più ordinato, ma non più semplice

È come riordinare una biblioteca particolarmente caotica: trovare i libri diventa più facile, ma il numero dei volumi rimane lo stesso.

Il concordato preventivo biennale come caso emblematico

Un esempio significativo è quello del concordato preventivo biennale.

Lo strumento nasce con obiettivi condivisibili: aumentare la certezza del prelievo, ridurre il contenzioso e favorire un rapporto più collaborativo tra Fisco e contribuente.

Obiettivo Aumentare la certezza del prelievo e ridurre il contenzioso.
Criticità applicativa Modifiche, proroghe e chiarimenti sono intervenuti mentre imprese e professionisti erano chiamati a decidere.

La sua applicazione è stata però accompagnata da modifiche, proroghe, chiarimenti e aggiustamenti procedurali intervenuti proprio mentre imprese e professionisti erano chiamati a prendere decisioni.

Lo stesso problema si verifica quando circolari e documenti interpretativi arrivano dopo l’entrata in vigore delle norme, talvolta in prossimità delle scadenze o quando alcune decisioni sono già state assunte.

In queste condizioni, il contribuente non applica una regola certa: è spesso costretto a formulare un’interpretazione, assumersi il rischio e attendere una successiva conferma dell’Amministrazione.

L’incertezza fiscale come ostacolo agli investimenti

Ma le conseguenze non riguardano soltanto i contribuenti italiani.

L’incertezza fiscale rappresenta anche un serio ostacolo per gli investitori stranieri. Chi valuta un investimento internazionale non confronta soltanto le aliquote fiscali dei diversi Paesi.

Valuta soprattutto:

  • la stabilità della legislazione;
  • la prevedibilità delle decisioni amministrative;
  • la chiarezza degli adempimenti;
  • i tempi delle autorizzazioni e dei controlli;
  • il rischio di contenzioso;
  • la possibilità di stimare con ragionevole certezza il rendimento dell’investimento.

Un investitore può accettare anche un livello di tassazione non particolarmente basso, purché sia chiaro, stabile e prevedibile.

Ciò che difficilmente può accettare è un quadro nel quale la disciplina cambia frequentemente, le interpretazioni arrivano in ritardo e il costo fiscale di un’operazione può essere determinato con certezza soltanto dopo anni.

La scelta del capitale

Quando questo accade, il capitale non necessariamente rinuncia a investire. Semplicemente sceglie un altro Paese.

Paesi nei quali le aliquote possono anche non essere molto inferiori, ma dove le regole sono percepite come più comprensibili, gli interlocutori istituzionali più coordinati e i tempi decisionali più prevedibili.

La complessità tributaria è un costo competitivo

La complessità tributaria diventa quindi un costo competitivo per l’intero sistema economico nazionale.

Costi diretti Maggiori costi di compliance e maggiore rischio di errore.
Effetti sul sistema Più contenzioso, decisioni imprenditoriali più lente e minore attrattività dell’Italia.

Produce maggiori costi di compliance, aumenta il rischio di errore, alimenta il contenzioso, rallenta le decisioni imprenditoriali e riduce l’attrattività dell’Italia come destinazione degli investimenti.

Che cosa significa davvero semplificare

Per questo la vera semplificazione non può limitarsi alla pubblicazione di nuovi testi normativi.

Servirebbe un approccio fondato su pochi principi essenziali:

  • meno norme speciali;
  • eliminazione delle disposizioni superate;
  • maggiore stabilità legislativa;
  • interpretazioni tempestive;
  • un rapporto realmente collaborativo tra Amministrazione finanziaria e contribuente.
La competitività di un Paese non dipende soltanto da quanto tassa. Dipende anche, e forse soprattutto, dalla capacità di dire con chiarezza alle imprese e agli investitori: queste sono le regole, saranno applicate in questo modo e non cambieranno mentre state prendendo le vostre decisioni.